venerdì 26 aprile 2013

Una notte al Castello


Ille mi par esse deo videtur,
 ille, si fas est, superare divos
 qui sedens adversus identidem te
 spectat et audit
 dulce ridentem, misero quod omnes
 eripit sensus mihi: nam simul te,
 Lesbia, aspexi, nihil est super mi
 vocis in ore;
 lingua sed torpet, tenuis sub artus
 flamma demanat, sonitu suopte
 tintinnant aures, gemina teguntur
 lumina nocte
 ( Catullo,carme 51)*




La luce fioca di una candela illuminava scarsamente la stanza. In un angolo del soffitto una ragno tesseva la sua tela, in attesa di una possibile preda notturna.
La luce giallognola della candela illuminava leggermente una tavola in legno massiccio ricoperta di pergamena strane, macchiate di inchiostro, un pennino sporco anch’esso, buttato in terra e un calamaio di traverso sul bordo della lignea tavola, rovesciava in terra tutto il suo liquido, come una cascata nera.
Nell'angolo opposto su una vecchia poltrona stava lui. Immobile con gli occhi chiusi, le mani sporche di nero inchiostro, nulla di lui si muoveva, sembrava morto, fino a quando non emise un lungo respiro. Lentamente si mosse, alzandosi e dirigendosi verso la stanza da bagno.

Si buttò dell'acqua in faccia, per svegliarsi, osservandosi poi allo specchio.
Le pupille a lui tanto care, stavano osservando ora un corpo quasi morto, vuoto, senza più voglia di vivere, senza più ispirazione. Erano anni, che la sua mano si muoveva sulla pergamena per comporre versi che poi veniva archiviati nel cestino. La mano destra si mosse veloce tirando un duro pugno sullo specchio, rompendole in mille frantumi, ognuno dei quali rifletteva così il volto assente dell'uomo.
I suoi occhi continuavano a fissare i frantumi mentre il leggero respiro si faceva più angoscioso:” Robin devi uscire da questa situazione, o in un modo o in un altro” sussurrò a se stesso l'uomo. 




Improvvisamente qualcuno bussò alla porta, ma lui non accennò nemmeno a muoversi per andare ad aprire. I rintocchi del bussare continuarono per qualche minuto, poi una lettera fece capolino da sotto la porta. Probabilmente il visitatore inaspettato si era rotto di non ricevere risposta.
Robin si osservò ancora riflesso in quei frammenti per poi dirigersi verso la porta per recuperare la lettera, che voracemente aprii, erano mesi che non riceveva posta, e ne rimase meravigliato.
Sgranò gli occhi nel leggere le parole vergate sopra “Signor Robin, questa sera si terrà un simposio poetico presso il Castello di dama Lucrezia, sarebbe gradita la vostra presenza”. Non recava nessuna firma, e la cosa lo stupii parecchio. Accartocciò la lettera buttandola dentro il camino acceso, mentre scosse la testa, come se l'invito lo turbasse, e non avesse nessuna voglia di andarci






 “Proprio questa sera? Avevo in programma altro, peggio per loro, non andrò” si disse tra se mentre si diresse verso la camera da letto. Ficcò la testa dentro l'armadio e subito dopo buttò sul letto un paio di pantaloni di pelle nera, una camicia bianca, un gilet in pelle e una giacca scura. Senza pensare si recò nel bagno, dopo con calma e fischiettando (stranamente, non fischiava da anni), si fece la barba mentre la vasca si riempiva di acqua calda.
Velocemente si fece un bagno per poi vestirsi con quello che aveva preparato su letto per poi tornare sui suoi scritti “forse però uscire un po' potrebbe farmi bene, potrei trovare un motivo per scrivere e completare questo libro” (era un anno che lavorava a quel libro e aveva solo scritto due pagine, si sentiva vuoto dentro).
Sentii i rintocchi della campana del duomo e si alzò dirigendosi verso le stalle, per poi montare sul suo stallone nero e partire alla volta del Castello.




Da lontano ora riusciva a vedere il Castello tutto illuminato da fuochi e lanterne, sembrava messo a festa. Tanta gente stava arrivando, lui virò il cavallo dirigendosi alle stalle del Castello. Sapeva dove si trovavano, c'era stato già diverse volte.




Lasciato il cavallo, si incamminò lungo il gande scalone principale, entrando poi nella stanza ove lo aspettavano i suoi colleghi a amici poeti. Lanciò loro un'occhiata e un leggero semi sorriso come per salutarli tutti, dirigendosi poi verso la biblioteca da dove prese un libro. Si accosciò su un divanetto a leggere in attesa che il simposio iniziasse. Stava sfogliando l'ennesima pagina quando un paggio entrò nella sala annuncio l'inizio del simposio accompagnando un gruppo di persone.
Si alzò andando a sistemarsi al fianco dell'amico e socio Desmond, mentre osservava la folla entrare nella sala. Cercò di trattenere uno sbadiglio coprendolo con un colpo di tosse improvvisato. Tutte quelle facce, simile un'altra, insignificanti e vuote. Sospirò nel momento esatto in cui il simposio prese vita.
Il gruppo dei poeti iniziò a decantare i loro versi, solo lui Robin, se ne stava in silenzio ad osservare il salone e la folla, sembrava annoiato, si sentiva spento dentro. Improvvisamente, a metà del simposio, una dama entrò nella sala e colpii il suo sguardo. La osservò ancora una volta, e poi ancora un'altra, non riusciva a levarle gli occhi di dosso, deglutii e iniziò a sudare quando si accorse che anche ella iniziò ad osservarlo. Si avvicinò all'amico Desmond bisbigliandogli qualcosa, mentre lo sguardo tornò sulla dama. Le porse un lieve sorriso, per poi fare un cenno con la mano al paggio chiamandolo.
Si spostò a lato del salone chiedendo al paggio informazioni sulla dama, ma nulla esso sapeva. Sospirò poi prese il coraggio tra le mani e si diresse verso la folla, passando accanto alla dama, lasciando casualmente cadere in terra, il sacchetto di monete che aveva legato alla cintura, uscendo dal salone.
Camminava lungo il grande corridoio, quando sentii dei passi dietro di lui, si volse e notò la dama misteriosa che si stava avvicinando a lui.
 




Lui si mosse verso di lei, porgendole un rispettoso inchino osservandola. Lei gli allungo il sacchetto senza fiatare, ma posando il suo sguardo su lui.
Sospirò per poi iniziar parola: “Molto gentile, da parte vostra riportarmi il mio sacchetto, non mi ero accorto di averlo perso” la voce era soffocata, leggera, lei sorrise rimanendo in silenzio
Robin le sorrise sistemandosi il sacchetto di nuovo in vita, mentre ella si rimise sui suoi passi verso la folla. Lui alzò gli occhi e la rincorse chiamandola “ehm scusate, milady, ma non mi avete detto il vostro nome”. Lei sorrise girandosi verso di lui “non me lo avete chiesto, per questo non ve l'ho detto” sorrise quasi divertita.
Lui la guardò emettendo un leggero colpo di tosse “Perdonate, non sono un signore, solo un poeta” sospirò di nuovo “potrei gentilmente sapere come vi chiamate?” le domandò ora cercando di distogliere gli occhi da lei
Lei lo osservò nuovamente sorrise per poi con un leggero filo di voce “Potete chiamami, semplicemente D. per ora, altro non vi concesso saper” disse camminando per poi uscire sola dal Castello.




Robin rimase lì immobile con e membra che gli cedevano sotto il peso del corpo, la mente volava oltre le nuvole, da un leggero pensiero era diventata un aquila potente che sorvolava i cieli notturni all'inseguimento della dama.
Dopo qualche minuto, si riprese. Senza nemmeno salutare gli altri si diresse verso le stalle, riprese il suo stallone e corse più veloce della tempesta verso casa. Entrò, buttò all'aria le carte che aveva scritto, pulì il tavolo, prese pergamene nuove, un nuovo pennino e un calamaio pieno e iniziò a vergare parole su parole, in pochi attimi, riempii più pagine di quelle che era riuscito a scrivere in tanti anni. Sospirò quando si accorse di aver finito la carta, perché si accorse di non esser più vuoto dentro, di aver nuovamente qualcosa da scrivere, di esser ispirato, di vivere finalmente.
Gli bastava pensare alla misteriosa dama, per sentirsi vivo e ascoltare il suo cuore battere accelerando sempre di più. Fu lì, in quell'istante che comprese cosa sentiva dentro di lui, che era invaso da un terremoto di emozioni per lei, e li si domandò se anche lei provasse le stesse cose.
Sospirò mentre si specchiava ora nei frammenti di quello specchio rotto, che non li apparteneva più. Sospirò ancora e li decise che doveva mettersi alla ricerca della dama, che doveva trovarla e stare con lei per sentirsi finalmente vivo.





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